Premetto che questa non e' l'estate dell'orto.
Per via della matrioskina in pancia da 9 mesi ormai abbondanti non posso toccare la terra se non con i guanti, cosa aberrante, ne converrete.
Per tutti i lavori semipesanti - spostare vasi e cassette, rabboccare le innaffiature con i miei 20 kg di annaffiatoio eccetera devo affidarmi al riluttante consorte, ovviamente dare pesticidi non se ne parla e nemmeno andar per campi a raccogliere ortiche.
Insomma, ho trascurato orribilmente l'orto, sperando che guardarlo con amore, togliere le erbacce e mettere bacchette di sostegno bastasse.
Devo anche premettere che, d'altra parte, quest'anno avevo fatto le cose con ambizione. Solo coltivazione da seme, niente piantine comperate fatte e grandi cassette (100 cm per 40 circa) dove ospitare le piante.
Infine, a mia parziale giustificazione, la stagione e' stata odiosa: pioggia e solo pioggia fino a giugno, poi le ondate di caldo umido a cui quest'anno hanno persino dato nomi mitologici, che hanno abbacchiato tremendamente me, la mia pancia e le mie piante, che sono passate dai funghi agli afidi senza soluzione di continuità.
Fatto questo quadro spero oggettivo, passo ai risultati.
Pomodori: ho usato i semi delle mie piante dell'anno scorso. Posso assicurare e provare con testimonianze fotografiche dell'epoca che si trattava di cuori di bue. Ora: le piante sono cresciute, anche se lentamente e con energie imparagonabili rispetto allo scorso anno, ma i frutti sono pomodori perini, tra l'altro verdi e amari come il veleno. Non so se mai diverranno rossi e mangiabili. Mio suocero aveva abbondantemente criticato la mia scelta di tenere i semi dello scorso anno, boforchiando qualcosa a proposito del fatto che le piante sono tutte ibridate e che quindi non avrei avuto frutti. Mi rifiuto di dargli ragione, ma l'enigma dei pomodori che cambiano varietà non e' risolto.
Peperoni: gli unici che stanno venendo come i deve. Piante molto più piccole e corte dello scorso anno, ma ognuna ha un bel peperone in crescita, per ora verde ma che promette colore. Pochi afidi e nessun fungo, si sono dimostrati belli e resistenti, nonché meno esigenti in fatto di terra e acqua del loro progenitore, il peperone unico dello scorso anno.
Questi non saranno ibridati? Avro' conservato meglio i semi? Mah!
Melanzane: primo esperimento, l'anno scorso non le avevo. Mi avevano detto che erano belle e facili, per il momento non posso confermare. La germinazione dei semi e' stata eterna e difficoltosa, ci hanno messo più di due mesi a uscire quattro foglioline stitiche. Ora sembrano lattughe: enormi foglie verde scuro, ma non un fiore e non un frutto, nonostante le mie volonterose apine che svolazzano intorno alle rose che contornano l'orto. Magari sono solo lente come il peperone lo scorso anno e arriveranno, attendiamo.
Infine, la delusione più grande: le mie zucchine fanno schifo. Sono germinate e fiorite a tempo di record, ma non riescono a portare a termine uno zucchino. Hanno preso una malattia (credo un acaro) che sbianca e fa seccare le foglie, continuano a fare questi meravigliosi fiori gialli ma solo minuscoli fruttini, che muoiono prima di maturare, mentre le piante stentano. Una tristezza senza fine e a cui non trovo soluzione.
Ora passiamo agli errori certi, che non ripeterò:
1. Poca terra nelle cassette. Lo strato di terra che ho messo nelle cassette e' troppo sottile, saranno 40 cm massimo. All'inizio questo ha aiutato, perché sotto le tempeste e i venti di maggio e giugno le giovani piantine sono state protette e sono sopravvissute, ora pero' penso che avere poco spazio per le radici non le aiuti a difendersi dalle malattie.
2. Troppe piante: venendo da seme mi sembravano così fragili che non ho pensato potessero sopravvivere tutte. Ora invece sono troppo fitte, dovrei toglier e qualcuna ma non ho il coraggio, quindi le lascio stentare tutte.
3. Troppo biologico per la stagione. Le rose accanto a prendersi gli afidi e la terra buona non bastano a fronte dei disastri meteo dell'anno. Di fatto il successo dell'estate 2011 era stato in parte fortuna della principiante, in parte una condizione termica meravigliosa, che quest'anno non c'e' stata. In questo caso un po' di chimica aiuterebbe, ma io non me la sento, quindi mi tengo il mio orto stentato.
4. Cura. L'orto, più ancora di tutto il resto, ha bisogno di mani addosso, continuamente. Vuole il contatto fisico, senza guanti e senza toxoplasmosi. Non deve sentire diffidenza. Se i frutti (le more, il ribes, l'uva, pesche e albicocche del cortile) hanno quasi beneficiato del mio lasciarli in pace, del non avermi sempre li' a rabboccare, tagliare e aggiustare, il mio povero orto sente che la priorità e' Leda in pancia e patisce...cercherò di rifarmi, se lei me lo consentirà, fra qualche giorno, quando finalmente questo pomodoro che ho dentro la pancia sarà maturo.
Vi racconterò come procedono tutti gli orti della mia vita.
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domenica 8 luglio 2012
sabato 21 aprile 2012
Aggiornamenti dall'orto
Dopo giorni e giorni di pioggia finalmente un po' di sole a scaldare l'orto.
Qualche cenno veloce sullo stato delle piantine, poi vi racconto meglio.
Zucchine: soddisfazione somma. Piantate piu' tardi dei peperoni e dei pomodori (fine febbraio - inizio marzo) sono germinate quasi tutte e crescono che e' un piacere nonostante il poco sole e l'umidita' allucinante.
Pomodori: trapiantati nella cassa, nonostante le intemperie resistono e crescono. I miei eroi cuore di bue non tradiscono mai.
Peperoni: piccoli e lenti, ma lo so che non hanno l'esuberanza degli altri ortaggi. Vorrebbero piu' caldo e piu' secco, ma sono passati dal portauovo al vasetto e mettono fuori le loro foglioline con perseveranza. Ce la possiamo fare.
Melanzane: una gioia, fin troppe. Occorrera' diradarle prima o poi, intanto le lascio crescere ancora un po'.
Aromatiche perfette: l'inverno sotto al portico le ha fatte sopravvivere e adesso sono divertenti, con la distesa di menta e le fragole tutte in fiore, mentre il timo si e' messo la mimetica fra foglie vecchie e nuove.
Oggi, direttamente nei vasoni, si seminano basilico e camomilla perche' avere le mie foglie e i miei fiori per condire e' stata una delle cose piu' piacevoli dell'inverno.
Infine: la prima rosa degli infiniti boccioli che hanno tutte, incluse quelle storiche e quelle che l'anno scorso mi hanno fatto un fiore solo in tutto l'anno. La solita consolazione in questa primavera cosi' faticosa, con Leda che fa penare e il riposo forzato che puo' essere il sogno solo di chi non lo deve fare.
Se pero' viene il sole, se pero' vengono le rose, allora ce la possiamo fare.
Qualche cenno veloce sullo stato delle piantine, poi vi racconto meglio.
Zucchine: soddisfazione somma. Piantate piu' tardi dei peperoni e dei pomodori (fine febbraio - inizio marzo) sono germinate quasi tutte e crescono che e' un piacere nonostante il poco sole e l'umidita' allucinante.
Pomodori: trapiantati nella cassa, nonostante le intemperie resistono e crescono. I miei eroi cuore di bue non tradiscono mai.
Peperoni: piccoli e lenti, ma lo so che non hanno l'esuberanza degli altri ortaggi. Vorrebbero piu' caldo e piu' secco, ma sono passati dal portauovo al vasetto e mettono fuori le loro foglioline con perseveranza. Ce la possiamo fare.
Melanzane: una gioia, fin troppe. Occorrera' diradarle prima o poi, intanto le lascio crescere ancora un po'.
Aromatiche perfette: l'inverno sotto al portico le ha fatte sopravvivere e adesso sono divertenti, con la distesa di menta e le fragole tutte in fiore, mentre il timo si e' messo la mimetica fra foglie vecchie e nuove.
Oggi, direttamente nei vasoni, si seminano basilico e camomilla perche' avere le mie foglie e i miei fiori per condire e' stata una delle cose piu' piacevoli dell'inverno.
Infine: la prima rosa degli infiniti boccioli che hanno tutte, incluse quelle storiche e quelle che l'anno scorso mi hanno fatto un fiore solo in tutto l'anno. La solita consolazione in questa primavera cosi' faticosa, con Leda che fa penare e il riposo forzato che puo' essere il sogno solo di chi non lo deve fare.
Se pero' viene il sole, se pero' vengono le rose, allora ce la possiamo fare.
sabato 10 marzo 2012
Yogurt al pomodoro
Le piantine di pomodoro mi sembravano abbastanza grandi per il travaso nei vasetti dello yogurt al pistacchio (compagni inseparabili della mia gravidanza, che si caratterizza per una voglia insaziabile di cibo siciliano, essenzialmente panelle e pistacchi).
Ora e' tutto in lavanderia alla luce e senza termosifone, in attesa che si scaldi questo sole ancora freddo.
Ora e' tutto in lavanderia alla luce e senza termosifone, in attesa che si scaldi questo sole ancora freddo.
sabato 3 marzo 2012
Bollettino
Sei piantine di pomodoro sono spuntate.
Una soltanto di peperone, al momento.
Semina di entrambi il 13 febbraio scorso. Ieri tutto l'ambaradan (confezioni delle uova germinate e non) si e' spostato dalla citta' bassotto a casa, visto che per quattro giorni non saro' la'. Durante la giornata, mentre ero al lavoro e in attesa del viaggio serale, le vaschette sono rimaste sul lunotto anteriore della macchina e ho scoperto che e' una serra fantastica. Il sole passa bene, la temperatura e' perfetta, fatto sta che sono sbucate in mezza giornata tre nuove testine di pomodoro.
La cosa piu' divertente e' stata la faccia dei colleghi che passavano a fianco di quell'auto palesemente vegetante. Mi sembra un buon esempio del dare un messaggio senza dare un modello e senza fare prediche. Si puo' fare l'orto sul lunotto di una scatoletta giapponese, vedete un po' voi se davvero l'autoproduzione e' troppo difficile per voi, oppure se e' ora di liberarsi dalle scuse.
Le petunie invece sono rimaste nella tana dello scoiattolo, ma non vengono bene, forse c'e' troppo poco sole. Spuntano capolini che sembrano funghi ma poi muoiono. Devo capire se do troppa acqua, oppure se le vaschette della verdura non vanno bene per seminare.
Voglio condividere l'ultima idea di riciclaggio che mi e' venuta. Forse e' banale, ma mi sembra buona. Appena i pomodori saranno abbastanza grandi dovro' travasarsi in vasetti da 8 centimetri circa, per farle radicare bene prima della messa a dimora nelle cassette definitive, a fine aprile. Mi e' venuto in mente di bucare i vasetti dello yogurt, che con il bimbo in arrivo ne devo mangiare tantissimo. Mi sembra bello immaginare tutte le piantine in bianco prima dell'arrivo dei frutti.
Oggi ho seminato zucchine e melanzane.
La pancia spunta, spunta un bel po'.
Una primavera di attese. Come sempre, molto piu' di sempre.
Una soltanto di peperone, al momento.
Semina di entrambi il 13 febbraio scorso. Ieri tutto l'ambaradan (confezioni delle uova germinate e non) si e' spostato dalla citta' bassotto a casa, visto che per quattro giorni non saro' la'. Durante la giornata, mentre ero al lavoro e in attesa del viaggio serale, le vaschette sono rimaste sul lunotto anteriore della macchina e ho scoperto che e' una serra fantastica. Il sole passa bene, la temperatura e' perfetta, fatto sta che sono sbucate in mezza giornata tre nuove testine di pomodoro.
La cosa piu' divertente e' stata la faccia dei colleghi che passavano a fianco di quell'auto palesemente vegetante. Mi sembra un buon esempio del dare un messaggio senza dare un modello e senza fare prediche. Si puo' fare l'orto sul lunotto di una scatoletta giapponese, vedete un po' voi se davvero l'autoproduzione e' troppo difficile per voi, oppure se e' ora di liberarsi dalle scuse.
Le petunie invece sono rimaste nella tana dello scoiattolo, ma non vengono bene, forse c'e' troppo poco sole. Spuntano capolini che sembrano funghi ma poi muoiono. Devo capire se do troppa acqua, oppure se le vaschette della verdura non vanno bene per seminare.
Voglio condividere l'ultima idea di riciclaggio che mi e' venuta. Forse e' banale, ma mi sembra buona. Appena i pomodori saranno abbastanza grandi dovro' travasarsi in vasetti da 8 centimetri circa, per farle radicare bene prima della messa a dimora nelle cassette definitive, a fine aprile. Mi e' venuto in mente di bucare i vasetti dello yogurt, che con il bimbo in arrivo ne devo mangiare tantissimo. Mi sembra bello immaginare tutte le piantine in bianco prima dell'arrivo dei frutti.
Oggi ho seminato zucchine e melanzane.
La pancia spunta, spunta un bel po'.
Una primavera di attese. Come sempre, molto piu' di sempre.
venerdì 7 ottobre 2011
Dedico una mattina a Steve Jobs
Peccato che non sia una "early morning person". Stamattina mi sono alzata prestissimo per accompagnare A. in stazione. E' venuto a trovarmi nella città bassotto (giuro che vi spiego presto cosa vuol dire) e stamattina tornava a Casa. Casa con la maiuscola, uniformemente quella nostra e dei gatti e la città che non ho mai sentito bella e mia e perfetta come ora che sono qui.
Pian piano è venuto giorno sulle edicole illuminate e sui bar già aperti. Ora soffia un vento che dicono porterà un freddo che per fortuna non vuole venire. Voglio pensare che resti estate per me, per addolcire queste prime settimane lontane.
Ho ascoltato il discorso di Steve Jobs, il celebre Stay hungry, Stay foolish di Stanford, ho pianto un pochino per quest'uomo che non è mai stato il mio guru ma che dice una cosa che io sento nello stomaco da sempre: la vicinanza costante della morte, l'impossibilità di rimuoverne il pensiero e la conseguente necessità di essere vivi ogni giorno in modo speciale, di stare accesi, di amare molto e di fare solo ed esclusivamente quello che fa sentire in pace.
Il profondo egoismo che viene dal non essere capaci di pensarsi sempre alla prima settimana di una vacanza di due è forse la caratteristica più costante del mio carattere mutevole.
Da questa vengono i pomodori, il silenzio interiore che mi danno, l'effimera idea di eternità che è la stessa di questa mattina in cui il sole sale piano.
In cui guardo la foto sulla scrivania, vedo mio marito e me in un viaggio di nozze lontano, più giovani ma non più leggeri, e penso che non vale la pena nient'altro che accompagnarci reciprocamente in stazione essendo capaci di restare molto vicini.
Pian piano è venuto giorno sulle edicole illuminate e sui bar già aperti. Ora soffia un vento che dicono porterà un freddo che per fortuna non vuole venire. Voglio pensare che resti estate per me, per addolcire queste prime settimane lontane.
Ho ascoltato il discorso di Steve Jobs, il celebre Stay hungry, Stay foolish di Stanford, ho pianto un pochino per quest'uomo che non è mai stato il mio guru ma che dice una cosa che io sento nello stomaco da sempre: la vicinanza costante della morte, l'impossibilità di rimuoverne il pensiero e la conseguente necessità di essere vivi ogni giorno in modo speciale, di stare accesi, di amare molto e di fare solo ed esclusivamente quello che fa sentire in pace.
Il profondo egoismo che viene dal non essere capaci di pensarsi sempre alla prima settimana di una vacanza di due è forse la caratteristica più costante del mio carattere mutevole.
Da questa vengono i pomodori, il silenzio interiore che mi danno, l'effimera idea di eternità che è la stessa di questa mattina in cui il sole sale piano.
In cui guardo la foto sulla scrivania, vedo mio marito e me in un viaggio di nozze lontano, più giovani ma non più leggeri, e penso che non vale la pena nient'altro che accompagnarci reciprocamente in stazione essendo capaci di restare molto vicini.
mercoledì 3 agosto 2011
Compleanno
Oggi è il mio compleanno.
Mi sento decrepita, Gesù Cristo alla mia età ha pure fatto una brutta fine.
Da oggi mi si impone datazione con il carbonio 14.
Farò finta che il 3 agosto non esista, per non finire come Marta Marzotto.
Unico lato positivo della vicenda: ogni anno che passa mi sembra di aver fatto un casino di cose.
L'anno scorso al mio compleanno avevo appena messo in piedi la nuova casa, era arrivata la gatta piccola e andavo e venivo come una pazza da New York perchè avevo vinto un pezzo nuovo del mio lavoro.
Quest'anno parto per la Cina con un autunno di fuoco che mi attende. Dovrò trovare una nuova mini - casa di appoggio, imparare a parlare al telefono con mio marito (cosa in cui siamo negati), conoscere nuove persone, tenere i semenzai dei pomodori e peperoni in due posti diversi...
Dovrò passare dall'illusione di dare energia al mondo a quella di dare da mangiare al mondo attraverso il lavoro di un'azienda. Mica facile, quest'ultima cosa.
Insomma, il bilancio annuale è sempre il solito: da un lato la vita mi vola via, dall'altro la vivo con coscienza e intensità.
Non mi lamento e attendo il nuovo ristorante veg in cui spero mi porti mio marito questa sera.
Mi sento decrepita, Gesù Cristo alla mia età ha pure fatto una brutta fine.
Da oggi mi si impone datazione con il carbonio 14.
Farò finta che il 3 agosto non esista, per non finire come Marta Marzotto.
Unico lato positivo della vicenda: ogni anno che passa mi sembra di aver fatto un casino di cose.
L'anno scorso al mio compleanno avevo appena messo in piedi la nuova casa, era arrivata la gatta piccola e andavo e venivo come una pazza da New York perchè avevo vinto un pezzo nuovo del mio lavoro.
Quest'anno parto per la Cina con un autunno di fuoco che mi attende. Dovrò trovare una nuova mini - casa di appoggio, imparare a parlare al telefono con mio marito (cosa in cui siamo negati), conoscere nuove persone, tenere i semenzai dei pomodori e peperoni in due posti diversi...
Dovrò passare dall'illusione di dare energia al mondo a quella di dare da mangiare al mondo attraverso il lavoro di un'azienda. Mica facile, quest'ultima cosa.
Insomma, il bilancio annuale è sempre il solito: da un lato la vita mi vola via, dall'altro la vivo con coscienza e intensità.
Non mi lamento e attendo il nuovo ristorante veg in cui spero mi porti mio marito questa sera.
giovedì 21 luglio 2011
Bilancio di luglio dell'orto in vaso
Mi allineo ai miei amici orticoltori per un bilancio di luglio del mio primo anno di orto in vaso.
Zucchine (scure, varietà "di Milano"): ottimo bilancio. Le piante sono enormi e i frutti piccoli, ma ne sono venuti in abbondanza a partire da aprile, morbidi e saporiti. Nessuna malattia, nessun bisogno di addizionare la terra se non con un po' di composto bio comperato al mercato della terra.
Peperoni: riuscita eccellente, peccato avere avuto una sola pianta (le altre sono finite nell'orto vero di mio suocero). Peperoni grandi e gialli, saporiti come se fossero maturati al sole di Sicilia invece che in un terrazzo di città. Abbiamo mangiato sei frutti e l'ultimo sta per essere pronto sulla pianta. Stasera approfitterò della luce meravigliosa e tersa che c'è oggi per fotografarlo, se mi riesce.
Peperoncini: piantine che arrivano dai semi che mi ha portato la vicina dalla Toscana. Sono germinati tutti, belle piante forti e sane, ma ancora nessun fiore e peperoncini manco a parlarne. Forse sono tardivi, forse li ho seminati tardi io. Sto tenendo tutte le confezioni delle uova per fare semenzaio sui davanzali quest'inverno e arrivare più pronta alla bella stagione. Caratteristica simpatica di queste pianticelle: stanno girando il mondo. Il condominio ne ha avute tre per casa, un cestino ne abita nel quartiere cinese, tre sono arrivate con un rocambolesco viaggio in treno a Parigi dalla mia amica.
Mica male per dei semini toscani.
Speriamo che agosto porti consiglio e infiorescenze.
Fragole: mah. Bilancio deludente. Tanta rifiorescenza, ma pochissimi frutti. Diciamo che per nutrirci delle nostre fragole avremmo dovuto avere minimo minimo cinque volte più piante, e tutte del tipo fragolone. Quelle più piccole si sono molto propagate (metri di stoloni), ma avranno fatto dieci frutti in tutto, la gran parte mangiati da uccellini temerari che hanno sfidato il rischio gatti.
Basilico da seme: una meraviglia, niente a che vedere con le piantine un po' depresse comperate al supermercato. E' un vaso che ricorda un racconto di Boccaccio, profuma di estate (e anche un po' di pulp, vista la reminiscenza di teste mozzate), questo week end saprà di pesto.
La salvia a foglie grandi è morta all'improvviso, dopo un fine settimana di pioggia che ha fatto marcire le radici. Le piccole talee crescono bene, ci saranno foglie fritte anche il prossimo anno.
Timo simpatico e senza necessità, rosmarino meno florido del previsto - l'origine da supermercato si fa ancora sentire - ma vivo e vegeto, menta meravigliosa, in giardino e nel te', melissa sempre nuova ogni settimana e buona da seccare, per gli infusi di questo inverno.
Della mora e del ribes silenti ho già parlato in più occasioni.
Ho tenuto volutamente per ultimi i pomodori, la mia rivelazione e la vera, massima soddisfazione dell'estate. Quattro piante di cuore di bue hanno prodotto come pazze, abbiamo fatto crudaiole (pasta con i pomodori freschi a crudo e il basilico di cui sopra), insalate, pizze, altri frutti verdi sono in maturazione. Una si sta seccando per esaurimento forze, le farò un monumento e salverò i suoi semi perchè meglio di così non ci si può comportare. Anche in questo caso, nessun aiuto se non un po' di compost bio e un goccio di chelato di ferro dopo due giornate torride con l'irrigazione non ancora ben regolata.
Una sorpresa: tranne la rucola, che è diventata in poco tempo il pasto preferito dei bruchini con la faccia simpatica che hanno rischiato in due giorni di sterminare le mie rose, niente ha avuto parassiti e infestanti. Evidentemente l'equilibrio orticolo ha funzionato, compreso l'accorgimento delle rose sul limitare dell'orto, una cosa imparata da sempre guardando i filari in campagna. Le rose si sono prese ogni bestiola possibile, sono dei colabrodi fioriti, ma in compenso i frutti sono salvi.
Ora è tempo di semi da seccare e raccogliere, di pensare già all'orto del prossimo anno.
La proiezione e il futuro restano la scoperta più emozionante del giardinare.
Zucchine (scure, varietà "di Milano"): ottimo bilancio. Le piante sono enormi e i frutti piccoli, ma ne sono venuti in abbondanza a partire da aprile, morbidi e saporiti. Nessuna malattia, nessun bisogno di addizionare la terra se non con un po' di composto bio comperato al mercato della terra.
Peperoni: riuscita eccellente, peccato avere avuto una sola pianta (le altre sono finite nell'orto vero di mio suocero). Peperoni grandi e gialli, saporiti come se fossero maturati al sole di Sicilia invece che in un terrazzo di città. Abbiamo mangiato sei frutti e l'ultimo sta per essere pronto sulla pianta. Stasera approfitterò della luce meravigliosa e tersa che c'è oggi per fotografarlo, se mi riesce.
Peperoncini: piantine che arrivano dai semi che mi ha portato la vicina dalla Toscana. Sono germinati tutti, belle piante forti e sane, ma ancora nessun fiore e peperoncini manco a parlarne. Forse sono tardivi, forse li ho seminati tardi io. Sto tenendo tutte le confezioni delle uova per fare semenzaio sui davanzali quest'inverno e arrivare più pronta alla bella stagione. Caratteristica simpatica di queste pianticelle: stanno girando il mondo. Il condominio ne ha avute tre per casa, un cestino ne abita nel quartiere cinese, tre sono arrivate con un rocambolesco viaggio in treno a Parigi dalla mia amica.
Mica male per dei semini toscani.
Speriamo che agosto porti consiglio e infiorescenze.
Fragole: mah. Bilancio deludente. Tanta rifiorescenza, ma pochissimi frutti. Diciamo che per nutrirci delle nostre fragole avremmo dovuto avere minimo minimo cinque volte più piante, e tutte del tipo fragolone. Quelle più piccole si sono molto propagate (metri di stoloni), ma avranno fatto dieci frutti in tutto, la gran parte mangiati da uccellini temerari che hanno sfidato il rischio gatti.
Basilico da seme: una meraviglia, niente a che vedere con le piantine un po' depresse comperate al supermercato. E' un vaso che ricorda un racconto di Boccaccio, profuma di estate (e anche un po' di pulp, vista la reminiscenza di teste mozzate), questo week end saprà di pesto.
La salvia a foglie grandi è morta all'improvviso, dopo un fine settimana di pioggia che ha fatto marcire le radici. Le piccole talee crescono bene, ci saranno foglie fritte anche il prossimo anno.
Timo simpatico e senza necessità, rosmarino meno florido del previsto - l'origine da supermercato si fa ancora sentire - ma vivo e vegeto, menta meravigliosa, in giardino e nel te', melissa sempre nuova ogni settimana e buona da seccare, per gli infusi di questo inverno.
Della mora e del ribes silenti ho già parlato in più occasioni.
Ho tenuto volutamente per ultimi i pomodori, la mia rivelazione e la vera, massima soddisfazione dell'estate. Quattro piante di cuore di bue hanno prodotto come pazze, abbiamo fatto crudaiole (pasta con i pomodori freschi a crudo e il basilico di cui sopra), insalate, pizze, altri frutti verdi sono in maturazione. Una si sta seccando per esaurimento forze, le farò un monumento e salverò i suoi semi perchè meglio di così non ci si può comportare. Anche in questo caso, nessun aiuto se non un po' di compost bio e un goccio di chelato di ferro dopo due giornate torride con l'irrigazione non ancora ben regolata.
Una sorpresa: tranne la rucola, che è diventata in poco tempo il pasto preferito dei bruchini con la faccia simpatica che hanno rischiato in due giorni di sterminare le mie rose, niente ha avuto parassiti e infestanti. Evidentemente l'equilibrio orticolo ha funzionato, compreso l'accorgimento delle rose sul limitare dell'orto, una cosa imparata da sempre guardando i filari in campagna. Le rose si sono prese ogni bestiola possibile, sono dei colabrodi fioriti, ma in compenso i frutti sono salvi.
Ora è tempo di semi da seccare e raccogliere, di pensare già all'orto del prossimo anno.
La proiezione e il futuro restano la scoperta più emozionante del giardinare.
mercoledì 13 luglio 2011
Lascia cadere i sassi
Ormai l'ho imparato. Dalle liti con mio marito, anche quelle più cruente, esce sempre qualcosa di buono.
Nel caso delle discussioni dello scorso week end, le parole che mettono pace sono state pronunciate con lui seduto sul water (chiuso) del mio bagno, con me nella vasca a lavarmi via troppo caldo di una domenica afosa e faticosa.
Lascia cadere i sassi, mi ha detto.
Vai in giro con questo zaino pesantissimo ormai da troppo tempo, fatto delle aspettative di tutti e, soprattutto, dalle tue. Nessuno ti giudica, nessuno sta a guardare se fai la cosa giusta. Lascia giù questo maledetto concetto di colpa, di giusto o sbagliato. Cerca di non cercare più il senso di ogni gesto, prova a vivere così, per lo stare al mondo e il fare quello che ci si sente.
Fai un esperimento e vedi cosa succede se ogni cosa che fai non è più il tassello di un programma, un manifesto politico, un urlo al mondo.
Mi ha detto che era giusto cercare di mettere in ordine i tasselli, trasformando la nostra esistenza in un romanzo di formazione, dando una trama ai giorni per poterseli raccontare nella testa e non svegliarsi, un giorno, con la sensazione di non avere vissuto.
Farlo in continuazione, però, è troppo faticoso, si arriva per forza a queste serate nella vasca, con le lacrime agli occhi e la bocca quadrata dei bambini che vanno a letto troppo tardi, riuscendo solo a dire "Non ce la faccio più. Sono così stanca.".
In queste notti sogno di perdere i denti. A volte denti singoli, a volte pezzi interi di bocca.
Con la mia amica d'infanzia abbiamo sempre avuto molta paura, quando ci capitava questa cosa.
Ci hanno sempre detto che è un presagio di morte, un brutto segno. Sempre che non si abbiano in quel momento le mestruazioni, perché allora è solo il cambiamento.
Penso che in questo momento una parte di me stia davvero lasciandomi.
E' quella che porta uno zaino di sassi perché non può non giudicarsi continuamente, quella con la tabella di marcia per monitorare ogni giorno la sua esistenza.
Sto facendo una cosa da pazzi. Rimetto tutto in ballo quando le altre si fermano e costruiscono il nido. Vado lontana dai miei pomodori quando l'orto nel giardino sospeso, raccogliere due peperoni, tre zucchine, due cuori di bue e quattro foglie di basilico mi sembra l'unica cosa sensata che faccio in un'intera giornata.
Vado lontano da lui, che mi interpreta, dà senso, sprona, fa crescere sempre. Che mi fa male, mi costringe a non stare mai ferma. Che mi sembra non capisca, ogni tanto, ma poi a forza di parlarsi e urlarsi viene fuori un concetto nuovo, quello che ci spinge ad andare avanti.
Intanto lascio andare sassi, come un Pollicino che vuole perdere la strada invece che ritrovarla.
Nel caso delle discussioni dello scorso week end, le parole che mettono pace sono state pronunciate con lui seduto sul water (chiuso) del mio bagno, con me nella vasca a lavarmi via troppo caldo di una domenica afosa e faticosa.
Lascia cadere i sassi, mi ha detto.
Vai in giro con questo zaino pesantissimo ormai da troppo tempo, fatto delle aspettative di tutti e, soprattutto, dalle tue. Nessuno ti giudica, nessuno sta a guardare se fai la cosa giusta. Lascia giù questo maledetto concetto di colpa, di giusto o sbagliato. Cerca di non cercare più il senso di ogni gesto, prova a vivere così, per lo stare al mondo e il fare quello che ci si sente.
Fai un esperimento e vedi cosa succede se ogni cosa che fai non è più il tassello di un programma, un manifesto politico, un urlo al mondo.
Mi ha detto che era giusto cercare di mettere in ordine i tasselli, trasformando la nostra esistenza in un romanzo di formazione, dando una trama ai giorni per poterseli raccontare nella testa e non svegliarsi, un giorno, con la sensazione di non avere vissuto.
Farlo in continuazione, però, è troppo faticoso, si arriva per forza a queste serate nella vasca, con le lacrime agli occhi e la bocca quadrata dei bambini che vanno a letto troppo tardi, riuscendo solo a dire "Non ce la faccio più. Sono così stanca.".
In queste notti sogno di perdere i denti. A volte denti singoli, a volte pezzi interi di bocca.
Con la mia amica d'infanzia abbiamo sempre avuto molta paura, quando ci capitava questa cosa.
Ci hanno sempre detto che è un presagio di morte, un brutto segno. Sempre che non si abbiano in quel momento le mestruazioni, perché allora è solo il cambiamento.
Penso che in questo momento una parte di me stia davvero lasciandomi.
E' quella che porta uno zaino di sassi perché non può non giudicarsi continuamente, quella con la tabella di marcia per monitorare ogni giorno la sua esistenza.
Sto facendo una cosa da pazzi. Rimetto tutto in ballo quando le altre si fermano e costruiscono il nido. Vado lontana dai miei pomodori quando l'orto nel giardino sospeso, raccogliere due peperoni, tre zucchine, due cuori di bue e quattro foglie di basilico mi sembra l'unica cosa sensata che faccio in un'intera giornata.
Vado lontano da lui, che mi interpreta, dà senso, sprona, fa crescere sempre. Che mi fa male, mi costringe a non stare mai ferma. Che mi sembra non capisca, ogni tanto, ma poi a forza di parlarsi e urlarsi viene fuori un concetto nuovo, quello che ci spinge ad andare avanti.
Intanto lascio andare sassi, come un Pollicino che vuole perdere la strada invece che ritrovarla.
martedì 12 luglio 2011
Come regolare un impianto di irrigazione e partire felici per la Cina
Ebbene sì.
Stamattina l'impianto di irrigazione appariva finalmente ben regolato, i pomodori senza foglie gialle e seccumi, la seconda fioritura beata ad aprire fiorellini bianchi e gialli nel sole.
Niente torrentelli a correre per il giardino, né terra crepata per il troppo asciutto.
Rose relativamente secche, ma dopo i marciumi radicali non ci casco più.
Il giardino è pronto per la Cina, spero che i suoceri vengano di tanto in tanto a controllare che non ci siano drammi o emergenze (incubo di batterie che si scaricano e di tubicini che saltano). E anche a raccogliere i pomodori, che è peccato lasciarli lì agli uccellini.
Un po' di tristezza per questo abbandono di tre settimane, ma s'ha da scoprire il mondo. Altrimenti da dove prenderò l'ispirazione per il mio giardino?
Stamattina l'impianto di irrigazione appariva finalmente ben regolato, i pomodori senza foglie gialle e seccumi, la seconda fioritura beata ad aprire fiorellini bianchi e gialli nel sole.
Niente torrentelli a correre per il giardino, né terra crepata per il troppo asciutto.
Rose relativamente secche, ma dopo i marciumi radicali non ci casco più.
Il giardino è pronto per la Cina, spero che i suoceri vengano di tanto in tanto a controllare che non ci siano drammi o emergenze (incubo di batterie che si scaricano e di tubicini che saltano). E anche a raccogliere i pomodori, che è peccato lasciarli lì agli uccellini.
Un po' di tristezza per questo abbandono di tre settimane, ma s'ha da scoprire il mondo. Altrimenti da dove prenderò l'ispirazione per il mio giardino?
domenica 10 luglio 2011
Bestiole e defezione
Oggi parliamo di bestiole.
La premessa necessaria e' di tipo meteorologico. Fa caldo, come deve fare a luglio, un caldo afoso cui fa da contraltare un cielo azzurro insolito in citta' anche in primavera. C'e' umido.
Non come in Cina, dove saro' fra meno di un mese (come faro' a scrivere da la'? Se me la vedro' brutta faro' un quaderno, come si faceva prima del pad, poi lo ricopiero' pian piano nelle sere autunnali). La' ci sono cinquanta gradi e il centocinquanta percento di umidita', ma insomma, anche qui e' piuttosto caldo.
Il giardino e' abbastanza felice. Innaffiature regolari fanno si' che un sano entusiasmo estivo pervada le piante, che crescono e rafforzano i tronchi, si slanciano alla scoperta del mondo - come gli incontenibili glicini - e mettono fuori grandi quantitativi di foglie nuove.
Il limone si e' praticamente raddoppiato, la camelia ha rami sembre piu' alti, che rompono un po' la forma aggraziata e orientale, gli ulivi sono palesemente a loro agio e quest'inverno si raccoglieranno le olive.
L'orto e' tutto un frutto: pomodori in quantita' industriale, peperoni pochi ma molto gialli, zucchine che continuano come sempre a fiorire e a fare piccoli frutti morbidi e buoni.
Tutto questo ameno paesaggio, pero', visto con altri occhi e' un'immensa mensa, dove una pletora di animali vive e si nutre. I nostri amici fra quindici giorni partono per il Kenya. Altro che i big five: il mio giardino e' una savana dall'infinita varieta', mandibole e proboscidi come se piovesse, lotte per la sopravvivenza strenue, equilibri estremamente precari che rischiano da un momento all'altro di far crollare tutto il sistema. Di notte, tutte quelle bestiole puoi sentirle masticare. Di mattina ti toccano potature fuori stagione per eliminare quel che resta di rami di rosa dove hanno banchettato truppe di bruchi. Afidi a generazione continua, piccolissimi, verdi e voraci. Pigre lumache, che fanno buchi enormi. Orribili farfalle da tronco, di quelle che fanno il buco negli steli e poi muore tutto all'improvviso.
Io capisco schiacciare e schiacciare, ma ormai qui si sta esagerando e ci vorrebbe un esercito di schiacciatori per far fuori tutta quest'orda riproduttiva.
Le coccinelle ce le ho, ma non bastano mica. Ci vorrebbe un tir di coccinelle per arginare i divoratori.
Spero in qualche pioggia che lavi via i fitofagi (anche se poi arrivano i funghi e siamo daccapo), medito sulla gioiosa battaglia che si combatte anche qui. Sempre meglio, anche se non meno cruenta, di altre a cui assisto ogni giorno.
Ieri sera lunghe chiacchierate sulla defezione. Lo so, il tema e' sempre quello e sta diventando noioso, ma sembra essere un argomento che appassiona tutti, persino un ex compagno di universita' che ha fatto il master publitalia, lavora nel digitale terrestre di mediaset, si e' accontentato a lungo della macchina grossa e dei vestiti da figo e oggi, all'improvviso, ha avuto chiaro di essere un ingranaggio della retorica vuota del nostro primo ministro.
Gli sembra di esserci finito per caso, da sonnambulo, pero' adesso vorrebbe andarsene e fare un lavoro che lo facesse sentire meno compromesso. Mah.
La defezione e' strana. Io mi sono data tre regole, per definire quella vera.
Regola uno: deve essere la scelta di qualcuno che ha alternativa. Non dev'essere un ripiego se uno non ce la fa a stare al passo. Credo nella defezione di chi ha successo sociale, dei bravi scolari, delle promesse del tennis. Di chi un giorno si sveglia e sa che ha le forze per cambiare rotta.
Regola due: deve essere vera. Non se ne puo' solo parlare perche' essere troppo convinti di quello che si fa non e' alla moda, non dev'essere un gioco intellettuale e blase'. Di insofferenti alla normalità di un lavoro e una casa ce n'è a iosa, di gente che manda tutto all'aria e si inventa daccapo ce n'è poca.
Regola tre: bisogna che non implichi il rifiuto delle scelte fatte prima, non sia scendere da una nave palesemente in difficolta', perche' se no non e' defezione, e' mancanza di coraggio. Ho lavorato per una multinazionale del petrolio. Ho fatto bene perché si fa sostenibilità dove c'è l'industria, dove ci sono i numeri, dove ci sono le risorse (non solo economiche) per fare le cose in un modo o in un altro. Non me ne pento, anzi. Occorre solo che ci si creda davvero. Tutti, non solo io. In questo momento non mi sembra che sia così.
Se uno ha le tre regole a posto e defeziona gli credo, mi sembra uno che sta tentando una strada nuova.
Se solo una delle regole e' violata, c'e' qualcosa che puzza.
Io, ad esempio, sono abbastanza a posto sulla uno e la tre.
Solo che sulla due ho fallito miseramente, perche' ho deciso di provarci ancora prima di dichiarare che e' proprio il sistema di vita che ho condotto fino ad ora che non va bene. Di capire se in un'altra città, in un'altra azienda, senza la borsa di mezzo può essere diverso.
Quindi evidentemente era ancora il tempo di combattere questa guerra qui, di non inventarne un'altra.
Ancora un po' di voglia di combattere con i bruchi, gli afidi e le coccinelle in questo giardino sempre imperfetto, da qualche parte dentro di me, l'ho trovata. Con fatica, con meno entusiasmo di quello che gli altri manifestano di fronte alla mia scelta. Anche per amore e fiducia nei confronti di un marito che pensa che sia troppo brava per occuparmi di mura ristrette, che debba ancora fare fatica in mezzo agli altri esseri umani prima di scegliere solo bestie e vegetali.
Poi vedremo.
La premessa necessaria e' di tipo meteorologico. Fa caldo, come deve fare a luglio, un caldo afoso cui fa da contraltare un cielo azzurro insolito in citta' anche in primavera. C'e' umido.
Non come in Cina, dove saro' fra meno di un mese (come faro' a scrivere da la'? Se me la vedro' brutta faro' un quaderno, come si faceva prima del pad, poi lo ricopiero' pian piano nelle sere autunnali). La' ci sono cinquanta gradi e il centocinquanta percento di umidita', ma insomma, anche qui e' piuttosto caldo.
Il giardino e' abbastanza felice. Innaffiature regolari fanno si' che un sano entusiasmo estivo pervada le piante, che crescono e rafforzano i tronchi, si slanciano alla scoperta del mondo - come gli incontenibili glicini - e mettono fuori grandi quantitativi di foglie nuove.
Il limone si e' praticamente raddoppiato, la camelia ha rami sembre piu' alti, che rompono un po' la forma aggraziata e orientale, gli ulivi sono palesemente a loro agio e quest'inverno si raccoglieranno le olive.
L'orto e' tutto un frutto: pomodori in quantita' industriale, peperoni pochi ma molto gialli, zucchine che continuano come sempre a fiorire e a fare piccoli frutti morbidi e buoni.
Tutto questo ameno paesaggio, pero', visto con altri occhi e' un'immensa mensa, dove una pletora di animali vive e si nutre. I nostri amici fra quindici giorni partono per il Kenya. Altro che i big five: il mio giardino e' una savana dall'infinita varieta', mandibole e proboscidi come se piovesse, lotte per la sopravvivenza strenue, equilibri estremamente precari che rischiano da un momento all'altro di far crollare tutto il sistema. Di notte, tutte quelle bestiole puoi sentirle masticare. Di mattina ti toccano potature fuori stagione per eliminare quel che resta di rami di rosa dove hanno banchettato truppe di bruchi. Afidi a generazione continua, piccolissimi, verdi e voraci. Pigre lumache, che fanno buchi enormi. Orribili farfalle da tronco, di quelle che fanno il buco negli steli e poi muore tutto all'improvviso.
Io capisco schiacciare e schiacciare, ma ormai qui si sta esagerando e ci vorrebbe un esercito di schiacciatori per far fuori tutta quest'orda riproduttiva.
Le coccinelle ce le ho, ma non bastano mica. Ci vorrebbe un tir di coccinelle per arginare i divoratori.
Spero in qualche pioggia che lavi via i fitofagi (anche se poi arrivano i funghi e siamo daccapo), medito sulla gioiosa battaglia che si combatte anche qui. Sempre meglio, anche se non meno cruenta, di altre a cui assisto ogni giorno.
Ieri sera lunghe chiacchierate sulla defezione. Lo so, il tema e' sempre quello e sta diventando noioso, ma sembra essere un argomento che appassiona tutti, persino un ex compagno di universita' che ha fatto il master publitalia, lavora nel digitale terrestre di mediaset, si e' accontentato a lungo della macchina grossa e dei vestiti da figo e oggi, all'improvviso, ha avuto chiaro di essere un ingranaggio della retorica vuota del nostro primo ministro.
Gli sembra di esserci finito per caso, da sonnambulo, pero' adesso vorrebbe andarsene e fare un lavoro che lo facesse sentire meno compromesso. Mah.
La defezione e' strana. Io mi sono data tre regole, per definire quella vera.
Regola uno: deve essere la scelta di qualcuno che ha alternativa. Non dev'essere un ripiego se uno non ce la fa a stare al passo. Credo nella defezione di chi ha successo sociale, dei bravi scolari, delle promesse del tennis. Di chi un giorno si sveglia e sa che ha le forze per cambiare rotta.
Regola due: deve essere vera. Non se ne puo' solo parlare perche' essere troppo convinti di quello che si fa non e' alla moda, non dev'essere un gioco intellettuale e blase'. Di insofferenti alla normalità di un lavoro e una casa ce n'è a iosa, di gente che manda tutto all'aria e si inventa daccapo ce n'è poca.
Regola tre: bisogna che non implichi il rifiuto delle scelte fatte prima, non sia scendere da una nave palesemente in difficolta', perche' se no non e' defezione, e' mancanza di coraggio. Ho lavorato per una multinazionale del petrolio. Ho fatto bene perché si fa sostenibilità dove c'è l'industria, dove ci sono i numeri, dove ci sono le risorse (non solo economiche) per fare le cose in un modo o in un altro. Non me ne pento, anzi. Occorre solo che ci si creda davvero. Tutti, non solo io. In questo momento non mi sembra che sia così.
Se uno ha le tre regole a posto e defeziona gli credo, mi sembra uno che sta tentando una strada nuova.
Se solo una delle regole e' violata, c'e' qualcosa che puzza.
Io, ad esempio, sono abbastanza a posto sulla uno e la tre.
Solo che sulla due ho fallito miseramente, perche' ho deciso di provarci ancora prima di dichiarare che e' proprio il sistema di vita che ho condotto fino ad ora che non va bene. Di capire se in un'altra città, in un'altra azienda, senza la borsa di mezzo può essere diverso.
Quindi evidentemente era ancora il tempo di combattere questa guerra qui, di non inventarne un'altra.
Ancora un po' di voglia di combattere con i bruchi, gli afidi e le coccinelle in questo giardino sempre imperfetto, da qualche parte dentro di me, l'ho trovata. Con fatica, con meno entusiasmo di quello che gli altri manifestano di fronte alla mia scelta. Anche per amore e fiducia nei confronti di un marito che pensa che sia troppo brava per occuparmi di mura ristrette, che debba ancora fare fatica in mezzo agli altri esseri umani prima di scegliere solo bestie e vegetali.
Poi vedremo.
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sabato 9 luglio 2011
Il muro di rincospermo
Non avrei mai pensato che il giardino potesse costrure odio invece di pace, che potesse diventare arma di guerra tra me e mio marito.
Invece e' successo proprio questo.
C'e' un muro di berlino, peraltro ricoperto di rincosperno, che ci separa. Da un lato, i gatti ed io, simili come sempre, innamorati di quello spazio che, in modi diversi, ci siamo costruiti. Io piantando, seminando, creando un posto sicuro e vivo dove c'era il tetto di un magazzino. I gatti ritagliandosi angoli d'ombra, trovando nuove cucce per dormire, trasformando pergole in scale per accedere a tetti da cui difendere la propria casa, come guardie sulle guglie di un castello.
Dall'altro c'e' lui, di cui di tutto questo non importa niente.
Non lo soprende un peperone che credevo verde e che diventa giallo, una talea d'ortensia che mette le foglie, non si preoccupa per l'ingiallimento di troppe foglie di pomodoro cotte dal caldo o per i mille piccoli bruchi che mangiano le rose (e che sono tra l'altro bellissimi, trasparenti, con il faccino, cosa che mi rende schiacciarli molto piu' doloroso che con un afide).
Gli pesano i pochi lavori in cui devo coinvolgerlo per forza, perche' non sono capace o sono troppo faticosi. Mi spiace, non sono hulk, ottanta litri di terra da sola faccio fatica a girarli.
Non riconosce nemmeno la competenza, le mille cose di valore che ho imparato, leggendo e provando in questi mesi. Non gioisce di un successo, sbuffa nel sentirmi descrivere una delle mille magie che ho scoperto su un forum o in un libro.
A volte vorrei parlare con lui della differenza fra teorici della potatura e giardinieri che non poterebbero mai, perche' secondo me c'e' dentro una diatriba sociologica, il credere o meno che il mondo si possa manipolare per renderlo piu' forte, sano, o solo per gestirlo.
Mi prende per una pazza. Per lui e' follia il solo avere il dubbio se rifiutare una proposta di lavoro per non abbandonare tutto questo.
Alla fine, lo dico anche a voi dopo averlo ripetuto fino alla nausea alle persone che mi sono intorno, ho accettato di andare a Parma, martedi' scorso ho dato le dimissioni dalla mia azienda e dal 19 settembre saro' lontana dal mio giardino, dai miei gatti e da lui (l'ultimo posto nella lista oggi e' obbligato) dal lunedi' al venerdi'.
E' stata una scelta sofferta, perche' in realta', in questa fase della mia vita, non percepivo questa scelta come una vera alternativa. Mi sembrava comunque che cio' che avesse valore fosse altrove, in una dimensione molto lontana da quella del lavoro, molto piu' vicina a pepetrolio, ai pomodori, a un figlio non nato che adesso dovra' comunque aspettare ancora.
Ho deciso, abbiamo deciso, di darmi una possibilita' per entusiasmarmi di nuovo del mondo.
Puo' darsi che la' sia diverso, che in una citta' piu' piccola, in un'azienda sana e familiare, che unisce il meglio di una bella tradizione a un respiro mondiale che comunque e' stata la mia aria fino ad oggi, in un'azienda che si occupa di cibo e non di petrolio (ah, giusto, ma adesso devo chiamare il blog "pan di fragole" o "ortensie e tarallucci"? Mah, vi sapro' dire), io trovi un nuovo senso di partecipazione alle sorti globali attraverso l'istituzione - azienda, che cosi' poco valore ha avuto negli ultimi mesi, a parte il senso di soffocamento del rubarmi la vita.
Non lo so se sara' cosi', se trovero' nuovo slancio e forse non avro' piu' tempo di scrivere, rimettendomi a testa sotto, in apnea, a illudermi di vivere.
Altrimenti tornero' qui, al mio giardino, a ritrovare il respiro calmo che mi tramettono le fusa della gatta piccola, l'ondeggiare dei fiori di oleandro, il sole implacabile da cui sfuggire nel pomeriggio.
Non so se mio marito sapra' mai capire questo cambiamento di prospettiva, questa diversita' radicale che mi ha presa e che rifiuto di chiamare rassegnazione e rinuncia.
Mi sembra che mai come ora ci sia differenza nei generi, nel cervello di un maschio che mai potra' accettare il tempo ciclico delle stagioni, nel quale le persone cambiano perche' e' naturale che sia cosi' e non per lo scopo di una linea retta, in cui le sorti magnifiche e progressive altro non sono che il testimone che si passa fra generazioni, i risultati che si possono ottenere con la testa e le mani, il senso profondamente politico di fare quello che ci si sente e non sono quello che l'educazione, la scolarizzazione e le aspettative altrui ci hanno insegnato a fare.
Non so se mio marito riuscira' mai ad amare quella che io in questo momento sento come una grande liberta' interiore, che per lui e' solo obbedire a un cartello che indica per le ragazze della mia eta' la strada della maternita' e la vita della raccoglitrice di frutti.
Intanto guardo monolocali a Parma in cui cerco comunque un piccolo balcone. Per avere un pomodoro e un peperone forse senza senso.
Che per me oggi rappresentano qualcosa a cui non voglio rinunciare, un angolo di bellezza da chiudere nella valigia con cui comincero' questo pezzetto nuovo della mia esistenza.
Invece e' successo proprio questo.
C'e' un muro di berlino, peraltro ricoperto di rincosperno, che ci separa. Da un lato, i gatti ed io, simili come sempre, innamorati di quello spazio che, in modi diversi, ci siamo costruiti. Io piantando, seminando, creando un posto sicuro e vivo dove c'era il tetto di un magazzino. I gatti ritagliandosi angoli d'ombra, trovando nuove cucce per dormire, trasformando pergole in scale per accedere a tetti da cui difendere la propria casa, come guardie sulle guglie di un castello.
Dall'altro c'e' lui, di cui di tutto questo non importa niente.
Non lo soprende un peperone che credevo verde e che diventa giallo, una talea d'ortensia che mette le foglie, non si preoccupa per l'ingiallimento di troppe foglie di pomodoro cotte dal caldo o per i mille piccoli bruchi che mangiano le rose (e che sono tra l'altro bellissimi, trasparenti, con il faccino, cosa che mi rende schiacciarli molto piu' doloroso che con un afide).
Gli pesano i pochi lavori in cui devo coinvolgerlo per forza, perche' non sono capace o sono troppo faticosi. Mi spiace, non sono hulk, ottanta litri di terra da sola faccio fatica a girarli.
Non riconosce nemmeno la competenza, le mille cose di valore che ho imparato, leggendo e provando in questi mesi. Non gioisce di un successo, sbuffa nel sentirmi descrivere una delle mille magie che ho scoperto su un forum o in un libro.
A volte vorrei parlare con lui della differenza fra teorici della potatura e giardinieri che non poterebbero mai, perche' secondo me c'e' dentro una diatriba sociologica, il credere o meno che il mondo si possa manipolare per renderlo piu' forte, sano, o solo per gestirlo.
Mi prende per una pazza. Per lui e' follia il solo avere il dubbio se rifiutare una proposta di lavoro per non abbandonare tutto questo.
Alla fine, lo dico anche a voi dopo averlo ripetuto fino alla nausea alle persone che mi sono intorno, ho accettato di andare a Parma, martedi' scorso ho dato le dimissioni dalla mia azienda e dal 19 settembre saro' lontana dal mio giardino, dai miei gatti e da lui (l'ultimo posto nella lista oggi e' obbligato) dal lunedi' al venerdi'.
E' stata una scelta sofferta, perche' in realta', in questa fase della mia vita, non percepivo questa scelta come una vera alternativa. Mi sembrava comunque che cio' che avesse valore fosse altrove, in una dimensione molto lontana da quella del lavoro, molto piu' vicina a pepetrolio, ai pomodori, a un figlio non nato che adesso dovra' comunque aspettare ancora.
Ho deciso, abbiamo deciso, di darmi una possibilita' per entusiasmarmi di nuovo del mondo.
Puo' darsi che la' sia diverso, che in una citta' piu' piccola, in un'azienda sana e familiare, che unisce il meglio di una bella tradizione a un respiro mondiale che comunque e' stata la mia aria fino ad oggi, in un'azienda che si occupa di cibo e non di petrolio (ah, giusto, ma adesso devo chiamare il blog "pan di fragole" o "ortensie e tarallucci"? Mah, vi sapro' dire), io trovi un nuovo senso di partecipazione alle sorti globali attraverso l'istituzione - azienda, che cosi' poco valore ha avuto negli ultimi mesi, a parte il senso di soffocamento del rubarmi la vita.
Non lo so se sara' cosi', se trovero' nuovo slancio e forse non avro' piu' tempo di scrivere, rimettendomi a testa sotto, in apnea, a illudermi di vivere.
Altrimenti tornero' qui, al mio giardino, a ritrovare il respiro calmo che mi tramettono le fusa della gatta piccola, l'ondeggiare dei fiori di oleandro, il sole implacabile da cui sfuggire nel pomeriggio.
Non so se mio marito sapra' mai capire questo cambiamento di prospettiva, questa diversita' radicale che mi ha presa e che rifiuto di chiamare rassegnazione e rinuncia.
Mi sembra che mai come ora ci sia differenza nei generi, nel cervello di un maschio che mai potra' accettare il tempo ciclico delle stagioni, nel quale le persone cambiano perche' e' naturale che sia cosi' e non per lo scopo di una linea retta, in cui le sorti magnifiche e progressive altro non sono che il testimone che si passa fra generazioni, i risultati che si possono ottenere con la testa e le mani, il senso profondamente politico di fare quello che ci si sente e non sono quello che l'educazione, la scolarizzazione e le aspettative altrui ci hanno insegnato a fare.
Non so se mio marito riuscira' mai ad amare quella che io in questo momento sento come una grande liberta' interiore, che per lui e' solo obbedire a un cartello che indica per le ragazze della mia eta' la strada della maternita' e la vita della raccoglitrice di frutti.
Intanto guardo monolocali a Parma in cui cerco comunque un piccolo balcone. Per avere un pomodoro e un peperone forse senza senso.
Che per me oggi rappresentano qualcosa a cui non voglio rinunciare, un angolo di bellezza da chiudere nella valigia con cui comincero' questo pezzetto nuovo della mia esistenza.
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venerdì 24 giugno 2011
E poi, un giorno, maturo' tutto
Mio marito e' in montagna a camminare, a "fare due passi", come dice lui, fino a tremila metri con i suoi colleghi derelitti (non capiro' mai il piacere della fatica, mi spiace).
Ho chiamato i miei amici, mi ha risposto lui, spaparanzato nella camera della nave che sta per salpare da Marsiglia, mentre lei si sta facendo fare un massaggio nella spa.
Volevo sapere se avevano notizie della mia amica di Parigi, che doveva passare di qui domani. Non le avevano, quindi ho mandato un messaggio a lei, che mi ha risposto felice da un matrimonio in Toscana (dove peraltro si trova anche la mia collega).
Infine, aspetto che mi chiami la mia meta' femminile (detta anche mia moglie, per via di una foto che ci ritrae il giorno del mio matrimonio, con me in mezzo fra lei e il consorte, mentre tengo la mano a entrambi con espressione estatica, da completezza assoluta). Lei si trova a Catania, perche' il suo fidanzato questo week end lavorava li'.
Quindi? Quindi io sto a casa, stamattina sono stata dal dentista che mi ha massacrata con estremo garbo (e' un ragazzo d'oro, si e' preoccupato moltissimo dell'anestesia, di spiegarmi per filo e per segno cosa stava facendo nella mia bocca spalancata in modo molto poco grazioso, quando e come avrei avvertito una vibrazione e un leggero grattare. Solo che dieci minuti dopo essere uscita dall'ambulatorio mi sembrava di avere preso una randellata sulla mascella). Ho fatto un po' di spesa, sono stata alla Coldiretti a prendere dei bastoncini per legare la mora e una bustina di astri rosa da piantare sul balcone piccolo, nella cassetta dei non ti scordar di me che anche per quest'anno hanno finito il loro azzurrissimo ciclo.
Ho letto i giornali, sempre piu' basita nello scoprire la pochezza della classe dirigente del Paese e sempre piu' rattristata dall'ennesimo omicidio di solitudine e squallore che e' accaduto nella mia citta'.
Ho fatto due chiacchiere con i vicini e adesso attendo il fresco per innaffiare.
Sto buttando via la mia vita? Sono malata di passivita' e mi pentiro' in punto di morte di tutti i week end passati qui invece di partire? Pensero' che rose e gatti e sole sul dondolo non valevano quello che ho perso?
Non lo so, questa volta faccio la vestale, metto a mollo il riso integrale per accoglierli tutti qui domani sera e mi godo questa solitudine che fa sembrare lunghissime le giornate, mentre di solito mi scappano sotto le mani ed e' gia' ora di andare a dormire.
Intanto e' maturato tutto.
Ieri sera sono tornata a casa e l'orto era particolarmente provato dal caldo. Quasi per caso ho scostato una foglia accartocciata ed eccolo li', il primo pomodoro rosso fuoco. Aspettero' domani sera, con tutti qui, per tagliarlo, perche' ho bisogno di un rito per quel frutto meraviglioso.
Oppure no, lo tagliero' stasera per me sola, dente permettendo, per celebrare la mia solitudine verde, che mi sembra l'unica cosa capace di entusiasmarmi in questo momento in cui tutti vogliono darmi un lavoro. Una cosa che dovrebbe farmi felice, perche' e' un po' come raccogliere i frutti di quello che ho fatto in tutti questi anni, invece mi mette ansia per questa impossibilita' di scegliere con lo stomaco. Perche' quello tace, ha entusiasmi brevi, sembra non sapere come dirmi che nessuna di quelle scelte e' giusta.
Che solo fermarmi un po', fare l'orto e un bambino, viaggiare e guardare cose belle o stare in casa e creare cose belle e' l'unica vera direzione da prendere.
Ho chiamato i miei amici, mi ha risposto lui, spaparanzato nella camera della nave che sta per salpare da Marsiglia, mentre lei si sta facendo fare un massaggio nella spa.
Volevo sapere se avevano notizie della mia amica di Parigi, che doveva passare di qui domani. Non le avevano, quindi ho mandato un messaggio a lei, che mi ha risposto felice da un matrimonio in Toscana (dove peraltro si trova anche la mia collega).
Infine, aspetto che mi chiami la mia meta' femminile (detta anche mia moglie, per via di una foto che ci ritrae il giorno del mio matrimonio, con me in mezzo fra lei e il consorte, mentre tengo la mano a entrambi con espressione estatica, da completezza assoluta). Lei si trova a Catania, perche' il suo fidanzato questo week end lavorava li'.
Quindi? Quindi io sto a casa, stamattina sono stata dal dentista che mi ha massacrata con estremo garbo (e' un ragazzo d'oro, si e' preoccupato moltissimo dell'anestesia, di spiegarmi per filo e per segno cosa stava facendo nella mia bocca spalancata in modo molto poco grazioso, quando e come avrei avvertito una vibrazione e un leggero grattare. Solo che dieci minuti dopo essere uscita dall'ambulatorio mi sembrava di avere preso una randellata sulla mascella). Ho fatto un po' di spesa, sono stata alla Coldiretti a prendere dei bastoncini per legare la mora e una bustina di astri rosa da piantare sul balcone piccolo, nella cassetta dei non ti scordar di me che anche per quest'anno hanno finito il loro azzurrissimo ciclo.
Ho letto i giornali, sempre piu' basita nello scoprire la pochezza della classe dirigente del Paese e sempre piu' rattristata dall'ennesimo omicidio di solitudine e squallore che e' accaduto nella mia citta'.
Ho fatto due chiacchiere con i vicini e adesso attendo il fresco per innaffiare.
Sto buttando via la mia vita? Sono malata di passivita' e mi pentiro' in punto di morte di tutti i week end passati qui invece di partire? Pensero' che rose e gatti e sole sul dondolo non valevano quello che ho perso?
Non lo so, questa volta faccio la vestale, metto a mollo il riso integrale per accoglierli tutti qui domani sera e mi godo questa solitudine che fa sembrare lunghissime le giornate, mentre di solito mi scappano sotto le mani ed e' gia' ora di andare a dormire.
Intanto e' maturato tutto.
Ieri sera sono tornata a casa e l'orto era particolarmente provato dal caldo. Quasi per caso ho scostato una foglia accartocciata ed eccolo li', il primo pomodoro rosso fuoco. Aspettero' domani sera, con tutti qui, per tagliarlo, perche' ho bisogno di un rito per quel frutto meraviglioso.
Oppure no, lo tagliero' stasera per me sola, dente permettendo, per celebrare la mia solitudine verde, che mi sembra l'unica cosa capace di entusiasmarmi in questo momento in cui tutti vogliono darmi un lavoro. Una cosa che dovrebbe farmi felice, perche' e' un po' come raccogliere i frutti di quello che ho fatto in tutti questi anni, invece mi mette ansia per questa impossibilita' di scegliere con lo stomaco. Perche' quello tace, ha entusiasmi brevi, sembra non sapere come dirmi che nessuna di quelle scelte e' giusta.
Che solo fermarmi un po', fare l'orto e un bambino, viaggiare e guardare cose belle o stare in casa e creare cose belle e' l'unica vera direzione da prendere.
martedì 21 giugno 2011
L'ottimismo e' un velo di flatting
Uff, che settimana!
Ve l'ho scritto che nel frattempo, mentre la mia ipotesi di cambio di vita e giardino con le gambe dormiva, s'e' mossa la mia azienda, proponendomi un nuovo lavoro?
Promesse di rito, contiamo tutti su di te, sei la candidata ideale per questo ruolo delicato e annessi e connessi. Per il momento semplicemente doppio incarico, il mio mestiere amato, odiato, ormai non piu' tollerato e l'incognita di questa attivita' nuova e con ambizioni apparentemente piu' ridotte, in realta' una buona opportunita' per incidere in modo piu' concreto su una popolazione, quella interna, che ha le dimensioni di un capoluogo di provincia di medie dimensioni.
Insomma, e' cominciato un capitolo nuovo, come e' cominciato un caldo serio da giugno ormai a piu' di meta'.
Il giardino non l'ha ancora capito. I pomodori si piegano sotto il peso di frutti giganteschi, pesanti e ancora verdissimi. Le rose fioriscono per l'ennesima volta (ma non c'era la quiescenza estiva, amici giardinieri?), il cortile del condominio si lecca le ferite dell'umidita', con un attacco di macchia nera che ha deturpato le rose e un esercito di afidi a cui, secondo il parere autorevole di mia mamma, si e' aggiunta una retroguardia di ragnetto rosso.
In compenso sono invasa da una rucola amarissima, figlia di pochi semi che mi ha dato mio suocero, mentre i peperoni sono ormai grossi e morbidi. Sabato ho cucinato, un po' titubante, il primo e ho apprezzato l'attesa che mi e' costata crescerlo, perche' la pasta, quella di farro comprata al mercato della terra, era straordinaria.
Ultimo avvenimento: ho scoperto che so dare l'impregnante a un tavolino e mi manca solo l'ultima mano per proteggere la mia preziosa ruota di macina indiana, che sta in fondo alla pergola con vasi e lanterne sopra, ma che aveva cominciato a soffrire troppo l'effetto delle secchiate d'acqua sul legno.
Non che sia stato difficile, dipingere il tavolo, ma ho scoperto di saperlo fare e questo apre un mondo possibile.
Oppure non ne apre nessuno, ma da' soddisfazione piu' delle lodi interessate di un capo, piu' delle tecniche di seduzione (bel libro, quello, quando De Carlo scriveva ancora invece di fare lo scrittore) dell'interlocuzione aziendale. Quasi come un sindaco che trasmette su un maxischermo in piazza la prima seduta del suo consiglio comunale.
E' una settimana che si vela di ottimismo su un fondo amaro che ormai non si toglie piu'.
Brilla come un velo di flatting, che non cancella smancate e macchie del legno, ma vi riflette sopra una luce diversa e protegge da intemperie che torneranno, a dispetto di questo sole che al momento consola.
Ve l'ho scritto che nel frattempo, mentre la mia ipotesi di cambio di vita e giardino con le gambe dormiva, s'e' mossa la mia azienda, proponendomi un nuovo lavoro?
Promesse di rito, contiamo tutti su di te, sei la candidata ideale per questo ruolo delicato e annessi e connessi. Per il momento semplicemente doppio incarico, il mio mestiere amato, odiato, ormai non piu' tollerato e l'incognita di questa attivita' nuova e con ambizioni apparentemente piu' ridotte, in realta' una buona opportunita' per incidere in modo piu' concreto su una popolazione, quella interna, che ha le dimensioni di un capoluogo di provincia di medie dimensioni.
Insomma, e' cominciato un capitolo nuovo, come e' cominciato un caldo serio da giugno ormai a piu' di meta'.
Il giardino non l'ha ancora capito. I pomodori si piegano sotto il peso di frutti giganteschi, pesanti e ancora verdissimi. Le rose fioriscono per l'ennesima volta (ma non c'era la quiescenza estiva, amici giardinieri?), il cortile del condominio si lecca le ferite dell'umidita', con un attacco di macchia nera che ha deturpato le rose e un esercito di afidi a cui, secondo il parere autorevole di mia mamma, si e' aggiunta una retroguardia di ragnetto rosso.
In compenso sono invasa da una rucola amarissima, figlia di pochi semi che mi ha dato mio suocero, mentre i peperoni sono ormai grossi e morbidi. Sabato ho cucinato, un po' titubante, il primo e ho apprezzato l'attesa che mi e' costata crescerlo, perche' la pasta, quella di farro comprata al mercato della terra, era straordinaria.
Ultimo avvenimento: ho scoperto che so dare l'impregnante a un tavolino e mi manca solo l'ultima mano per proteggere la mia preziosa ruota di macina indiana, che sta in fondo alla pergola con vasi e lanterne sopra, ma che aveva cominciato a soffrire troppo l'effetto delle secchiate d'acqua sul legno.
Non che sia stato difficile, dipingere il tavolo, ma ho scoperto di saperlo fare e questo apre un mondo possibile.
Oppure non ne apre nessuno, ma da' soddisfazione piu' delle lodi interessate di un capo, piu' delle tecniche di seduzione (bel libro, quello, quando De Carlo scriveva ancora invece di fare lo scrittore) dell'interlocuzione aziendale. Quasi come un sindaco che trasmette su un maxischermo in piazza la prima seduta del suo consiglio comunale.
E' una settimana che si vela di ottimismo su un fondo amaro che ormai non si toglie piu'.
Brilla come un velo di flatting, che non cancella smancate e macchie del legno, ma vi riflette sopra una luce diversa e protegge da intemperie che torneranno, a dispetto di questo sole che al momento consola.
martedì 14 giugno 2011
Silenzio: nasce un gelso
Dopo il fallimento del trapianto del fico, che dopo essere marcito nel diluvio ora sta lentamente seccando al sole, e la stasi delle ortensie rubate, che non danno cenno di riprendere a vegetare, avevo deciso di stendere un pietoso velo di silenzio sui miei sfortunati esperimenti di talee di giugno.
Poi, un timido segno di speranza. Uno dei rametti di gelso che mi ha regalato un amico in una giornata triste, messi a radicare in acqua e poi in terra, nel vaso degli esperimenti nel quale al momento si trovano anche germogli di basilico e foglie strappate dal vento di piante grasse, ha deciso di buttare fuori una fogliolina verde.
Non dico nulla. Aspetto. Lo guardo facendo l'indifferente, per non illudermi.
Anche un rametto di pomodoro spezzato mentre legavo le piante per proteggerle dal vento e due pezzetti di rosmarino su cui dev'essere caduto uno dei gatti, nel vasetto della marmellata in cui li tengo in cucina, hanno deciso di mettere radici.
Che sia la riscossa della mia carriera di clonatrice di piante?
Chi lo sa.
Io taccio e rido dentro.
Poi, un timido segno di speranza. Uno dei rametti di gelso che mi ha regalato un amico in una giornata triste, messi a radicare in acqua e poi in terra, nel vaso degli esperimenti nel quale al momento si trovano anche germogli di basilico e foglie strappate dal vento di piante grasse, ha deciso di buttare fuori una fogliolina verde.
Non dico nulla. Aspetto. Lo guardo facendo l'indifferente, per non illudermi.
Anche un rametto di pomodoro spezzato mentre legavo le piante per proteggerle dal vento e due pezzetti di rosmarino su cui dev'essere caduto uno dei gatti, nel vasetto della marmellata in cui li tengo in cucina, hanno deciso di mettere radici.
Che sia la riscossa della mia carriera di clonatrice di piante?
Chi lo sa.
Io taccio e rido dentro.
giovedì 26 maggio 2011
Se il giardino avra' le gambe
Il cielo ha il colore dell'oleandro, un color guancia di bimbo appena accennato. La vita scorre intorno, nelle case che sovrastano il giardino. Il ragazzo del sax - personale colonna sonora delle mie sere qui - si esercita con le finestre aperte, nella sua casa da qualche parte in alto a destra (partendo dal dondolo). Un neonato urla e penso sua madre lo mettera' in lavatrice fra poco. Niente tv stasera, questo e' strano. Il cane abbaia alla gatta piccola, che passeggia indolente sul bordo del muro. E' gia' stanca prima ancora della caccia notturna agli scarafaggi e ai grilli, il suo modo per dimostrare che se in questa casa non ci fosse lei...Il gatto grande, avvolto in troppo pelo, e' gia' steso dal caldo e cosi' restera' fino a settembre.
E' tutto immobile, come la mia vita in attesa, a palla di riccio. La frenetica attivita' della rosa vecchia e il fiorire tardivo del peperone sono le uniche eccezioni a questa staticita' apparente. Persino gli afidi, che tolgo a mano la mattina per evitare di dare insetticidi, tanto il peggio e' passato e sono relativamente pochi, stanno immobili a farsi pizzicare via.
In realta' tutti gli abitanti del giardino sono al lavoro. I pomodori a ingrossare le loro miniature di pomodoro, il limone a produrre quel suo unico limoncino su cui riversa un'attenzione tale che ogni mattina vado a controllare che un gatto disgraziato non l'abbia fatto cadere per sbaglio, altrimenti mi tocca chiamare lo psicologo dei limoni.
Gli ulivi - bonta' loro - hanno trasformato in minuscoli pallini tutti quei loro inutili fiorellini che sembrano paillettes. Ce li avete presente i fiori dell'ulivo? Ce le avete presenti le paillettes degli anni ottanta? Uguali. Fiori piccolissimi e bianco sporco, che si staccano lasciando il centro attaccato alla pianta (l'oliva, appunto), per planare per terra con il loro buco perfettamente circolare al centro, pronti per essere cuciti su un top di Madonna dei bei tempi.
Spero che la mia vita sia come il giardino in questo momento. Una catatonia apparente, sotto cui si percepisce un gran tramestio, un cambiamento che esplodera' d'un tratto, dopo un'immensa preparazione silenziosa e invisibile. Io sono pronta, devo solo aspettare.
Ieri sera pensavo a una frase di Che Guevara, di quelle che si scrivono sui diari da adolescenti, che dice: "la mia casa avra' le gambe e i miei sogni non avranno confini", me la ricordo piu' o meno cosi'.
Pensavo che se cambiero' citta', per seguire un lavoro che sara' finalmente solo un lavoro, voglio un giardino con la terra, senza pavimento.
Anche se non ne trovero' mai uno cosi' sicuro per i gatti, ne' per me.
Pero' pensavo anche che ci portero' le mie piante dentro i vasi, che non le mettero' in piena terra, perche' altrimenti poi come faccio se le devo spostare? Solo annuali, tanti fiori da taglio e l'orto a punteggiare il giardino e le mie piante in assetto da viaggio perenne, pronte a ripartire con noi se dovremo di nuovo andare.
La nostra vita sembra prendere una piega cosi', da non poter mai chiamare casa una casa, nemmeno questa che e' il mio rifugio, il posto dove stare al sole e fare il buco e nascondermi nello stesso tempo.
Allora daro' ragione mio marito, che mi dice sempre che il tuo posto non la fanno i muri, ma la facciamo noi, e i gatti.
Io aggiungo il giardino, il mio giardino immobile e con le gambe.
Quello che spero mi sia sempre specchio, confronto e conforto.
Come lo e' ora.
E' tutto immobile, come la mia vita in attesa, a palla di riccio. La frenetica attivita' della rosa vecchia e il fiorire tardivo del peperone sono le uniche eccezioni a questa staticita' apparente. Persino gli afidi, che tolgo a mano la mattina per evitare di dare insetticidi, tanto il peggio e' passato e sono relativamente pochi, stanno immobili a farsi pizzicare via.
In realta' tutti gli abitanti del giardino sono al lavoro. I pomodori a ingrossare le loro miniature di pomodoro, il limone a produrre quel suo unico limoncino su cui riversa un'attenzione tale che ogni mattina vado a controllare che un gatto disgraziato non l'abbia fatto cadere per sbaglio, altrimenti mi tocca chiamare lo psicologo dei limoni.
Gli ulivi - bonta' loro - hanno trasformato in minuscoli pallini tutti quei loro inutili fiorellini che sembrano paillettes. Ce li avete presente i fiori dell'ulivo? Ce le avete presenti le paillettes degli anni ottanta? Uguali. Fiori piccolissimi e bianco sporco, che si staccano lasciando il centro attaccato alla pianta (l'oliva, appunto), per planare per terra con il loro buco perfettamente circolare al centro, pronti per essere cuciti su un top di Madonna dei bei tempi.
Spero che la mia vita sia come il giardino in questo momento. Una catatonia apparente, sotto cui si percepisce un gran tramestio, un cambiamento che esplodera' d'un tratto, dopo un'immensa preparazione silenziosa e invisibile. Io sono pronta, devo solo aspettare.
Ieri sera pensavo a una frase di Che Guevara, di quelle che si scrivono sui diari da adolescenti, che dice: "la mia casa avra' le gambe e i miei sogni non avranno confini", me la ricordo piu' o meno cosi'.
Pensavo che se cambiero' citta', per seguire un lavoro che sara' finalmente solo un lavoro, voglio un giardino con la terra, senza pavimento.
Anche se non ne trovero' mai uno cosi' sicuro per i gatti, ne' per me.
Pero' pensavo anche che ci portero' le mie piante dentro i vasi, che non le mettero' in piena terra, perche' altrimenti poi come faccio se le devo spostare? Solo annuali, tanti fiori da taglio e l'orto a punteggiare il giardino e le mie piante in assetto da viaggio perenne, pronte a ripartire con noi se dovremo di nuovo andare.
La nostra vita sembra prendere una piega cosi', da non poter mai chiamare casa una casa, nemmeno questa che e' il mio rifugio, il posto dove stare al sole e fare il buco e nascondermi nello stesso tempo.
Allora daro' ragione mio marito, che mi dice sempre che il tuo posto non la fanno i muri, ma la facciamo noi, e i gatti.
Io aggiungo il giardino, il mio giardino immobile e con le gambe.
Quello che spero mi sia sempre specchio, confronto e conforto.
Come lo e' ora.
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venerdì 20 maggio 2011
I bambini e i pomodori nascono sotto i cavoli
Stavo giusto pensando stanotte che da un po' di giorni in giardino non succedeva nulla. Ieri sera avevo fatto la mia consueta ispezione per verificare lo stato di avanzamento dei pidocchi, se i boccioli delle rose fossero o meno diventati piu' grossi e tondi. Non avevo nemmeno ancora scoperto di che colore fosse la pianta nata da talea che viene dal fosso della mia casa natale.
Stavo riflettendo su come tutto esplodesse a primavera per poi consolidarsi nei giorni fermi dell'estate, come se un branco di broker newyorkesi all'improvviso di tramutasse in un gruppetto di messicani in un paese di sieste perenni.
Stamattina mi sono svegliata abbastanza presto perche' dovevo andare in ufficio, rincoglionita come sempre perche' faccio fatica a dormire, da mesi ormai. Mi sono infilata qualcosa addosso, ho riempito la tazza di cappuccino e sono uscita. Mi piace moltissimo andare fuori con i gatti a salutare le piante prima che il sole le renda tutte bianche e attonite. Sono fresche e riposate, perche' loro dormono sempre bene. Ondeggiano svegliandosi piano piano e sembrano sorridere. Non come alla sera, quando anche loro sembrano appena tornate dal lavoro, capelli miei e foglie loro ugualmente arruffati.
Il giro prevede in questi giorni il tour dell'ortensia, per vedere quante blatte verdi sono diventate rosa, seguito dall'analisi del glicine che ha un po' di malattia dei pois e devo ancora capire se preoccuparmi o meno. Arrivata all'orto sembrava tutto sotto controllo: le tre fragole in solenne maturazione, le zucchine piene di fiori e frutti, il peperone (di cui non parlo mai, a dispetto del titolo di questo blog, perche' non ci siamo ancora capiti bene) in lenta, lentissima crescita, i pomodori...gia', i pomodori. Fioriti di giallo, come da mesi ormai. Alti, svettanti, come sempre. Bisognosi di sostegni piu' lunghi e spessi, di nuovo.
Pieni di palline verdi.
Pensavo di aver avuto un'allucinazione. Invece no, sono cuori di bue formato mignon, praticamente uno per ogni fiore. Posso giurare che ieri sera non c'erano, sono sbucati all'improvviso, gia' perfetti e formati, solo da colorare di rosso con il pennarello e mettere nell'insalata. Li ho fotograti e spediti alla mamma, a mio marito, mostrati a tutti in ufficio come figli che compiono i primi passi, perche' fanno davvero impressione, con le loro scanalature gia' al loro posto, il loro aspetto banale e miracoloso di oggetto che non si puo' fare, solo lasciar arrivare.
Forse anche i bambini devono venire cosi', forse bisogna che sbuchino come sotto il cavolo, gia' fatti. Neri o gialli, con un loro carattere e geni che non sapremo mai, a dispetto dell'etichetta che avranno sopra. Bambini a sorpresa, come l'ovino kinder. Almeno per noi.
Stasera e' arrivata l'ennesima cattiva notizia, che ho preso con una certa sportivita'. Perche' e' brutta, ma fa parte delle cose che si possono gestire, non ci lascia in balia della fatalita'. Ci riporta nel terreno conosciuto dell'imponderabile controllato. Imponderabile come la vita, perche' si puo' far tutto nel modo giusto, ma sbagliare il senso, la sfumatura e quindi trovarsi con nulla in mano. Controllato perche' esistono passi successivi che si possono provare, non e' tutto in mano a una casualita' con cui ne' io ne' mio marito sappiamo confrontarci.
E' un problema, ma con delle interpretazioni possibili e realistiche, un esito che potra' essere positivo o negativo, ma prevedera' delle decisioni da prendere. Le scelte le sappiamo fare, non sappiamo lasciare che facciano noi. Se poi possiamo farle insieme mi sento al sicuro.
La cosa piu' importante che ha fatto lui per me e' stata dirmi che esistono due mondi. Uno, fuori dalla porta di casa nostra, in cui le regole le dettano anche gli altri, anche se non solo loro. La' si puo' solo combattere, resistere e provare a sconfiggere l'entropia. Poi esiste il mondo che comincia da questa porta e finisce con i muri del giardino, dove decidiamo soltanto noi. Qui on c'e' nessuno a cui dobbiamo rispondere, se non noi stessi. Non c'e' d lottare per essere amati, perche' lo siamo gia'.
Stasera penso a questo e c'e' una serenita' di fondo che niente, fuori da noi due, sa darmi. La sicurezza che, comunque vada, i pomodori matureranno, perche' qui la magia funziona e nessun pensiero crudele potra' venire a disturbare i loro sonni, o i miei.
Stavo riflettendo su come tutto esplodesse a primavera per poi consolidarsi nei giorni fermi dell'estate, come se un branco di broker newyorkesi all'improvviso di tramutasse in un gruppetto di messicani in un paese di sieste perenni.
Stamattina mi sono svegliata abbastanza presto perche' dovevo andare in ufficio, rincoglionita come sempre perche' faccio fatica a dormire, da mesi ormai. Mi sono infilata qualcosa addosso, ho riempito la tazza di cappuccino e sono uscita. Mi piace moltissimo andare fuori con i gatti a salutare le piante prima che il sole le renda tutte bianche e attonite. Sono fresche e riposate, perche' loro dormono sempre bene. Ondeggiano svegliandosi piano piano e sembrano sorridere. Non come alla sera, quando anche loro sembrano appena tornate dal lavoro, capelli miei e foglie loro ugualmente arruffati.
Il giro prevede in questi giorni il tour dell'ortensia, per vedere quante blatte verdi sono diventate rosa, seguito dall'analisi del glicine che ha un po' di malattia dei pois e devo ancora capire se preoccuparmi o meno. Arrivata all'orto sembrava tutto sotto controllo: le tre fragole in solenne maturazione, le zucchine piene di fiori e frutti, il peperone (di cui non parlo mai, a dispetto del titolo di questo blog, perche' non ci siamo ancora capiti bene) in lenta, lentissima crescita, i pomodori...gia', i pomodori. Fioriti di giallo, come da mesi ormai. Alti, svettanti, come sempre. Bisognosi di sostegni piu' lunghi e spessi, di nuovo.
Pieni di palline verdi.
Pensavo di aver avuto un'allucinazione. Invece no, sono cuori di bue formato mignon, praticamente uno per ogni fiore. Posso giurare che ieri sera non c'erano, sono sbucati all'improvviso, gia' perfetti e formati, solo da colorare di rosso con il pennarello e mettere nell'insalata. Li ho fotograti e spediti alla mamma, a mio marito, mostrati a tutti in ufficio come figli che compiono i primi passi, perche' fanno davvero impressione, con le loro scanalature gia' al loro posto, il loro aspetto banale e miracoloso di oggetto che non si puo' fare, solo lasciar arrivare.
Forse anche i bambini devono venire cosi', forse bisogna che sbuchino come sotto il cavolo, gia' fatti. Neri o gialli, con un loro carattere e geni che non sapremo mai, a dispetto dell'etichetta che avranno sopra. Bambini a sorpresa, come l'ovino kinder. Almeno per noi.
Stasera e' arrivata l'ennesima cattiva notizia, che ho preso con una certa sportivita'. Perche' e' brutta, ma fa parte delle cose che si possono gestire, non ci lascia in balia della fatalita'. Ci riporta nel terreno conosciuto dell'imponderabile controllato. Imponderabile come la vita, perche' si puo' far tutto nel modo giusto, ma sbagliare il senso, la sfumatura e quindi trovarsi con nulla in mano. Controllato perche' esistono passi successivi che si possono provare, non e' tutto in mano a una casualita' con cui ne' io ne' mio marito sappiamo confrontarci.
E' un problema, ma con delle interpretazioni possibili e realistiche, un esito che potra' essere positivo o negativo, ma prevedera' delle decisioni da prendere. Le scelte le sappiamo fare, non sappiamo lasciare che facciano noi. Se poi possiamo farle insieme mi sento al sicuro.
La cosa piu' importante che ha fatto lui per me e' stata dirmi che esistono due mondi. Uno, fuori dalla porta di casa nostra, in cui le regole le dettano anche gli altri, anche se non solo loro. La' si puo' solo combattere, resistere e provare a sconfiggere l'entropia. Poi esiste il mondo che comincia da questa porta e finisce con i muri del giardino, dove decidiamo soltanto noi. Qui on c'e' nessuno a cui dobbiamo rispondere, se non noi stessi. Non c'e' d lottare per essere amati, perche' lo siamo gia'.
Stasera penso a questo e c'e' una serenita' di fondo che niente, fuori da noi due, sa darmi. La sicurezza che, comunque vada, i pomodori matureranno, perche' qui la magia funziona e nessun pensiero crudele potra' venire a disturbare i loro sonni, o i miei.
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